10 minuti di metro a Milano (nel week end)

Metro Milano LoretoUna metro carica di avvenimenti, quella che ho preso questa mattina per andare da piazza Gabrio Piola a Milano Cadorna. In poco più di una decina di minuti è successo di tutto.

Ero seduta sui sedili di un vagone centrale, con la borsa appoggiata sulle gambe e una lattina di Coca-Cola Light in mano. Di fronte a me, nel sedile più a destra, un signore parlava al telefono e diceva qualcosa come “dobra”, “dobra”, insomma si esprimeva in una lingua slava, probabilmente.

Aveva l’aria strana, un vestito sportivo e alla mano, ma il suo sguardo oscillava tra il preoccupato e lo sfinito. A un certo punto, di fianco a lui, si sono sedute due signore vestite di tutto punto. Due pellicce nere, capelli corvini ben curati, rossetto sulle labbra e jeans, con scarpe comode. La guida rossa che avevano in mano era scritta in caratteri cirillici, e sulla copertina si leggeva “Милан”. Le ha adocchiate lo slavo, ha adocchiato la scritta e le guardava, mentre erano intente a cercare di capire dove andare, studiando la mappa che avevano con sè. Contavo i secondi per quando avrebbe attaccato bottone, ma poi siamo arrivati in Stazione Centrale ed è sceso.

L’ha sostituito un ragazzo poco più giovane, avrà avuto 35 anni. Appena seduto, ha indicato a un tipo il sedile accanto al mio, che era l’unico libero. Una zaffata di birra, insieme a musica rock ad alto volume si sono accomodati alla mia sinistra. Questo mio nuovo compagno di viaggio aveva una giacca blu, degli occhiali da sole scuri che rendevano il volto completamente imperscrutabile, e dei capelli biondi platinati cortissimi.

Io non potevo osservarlo, perché era seduto vicino a me, ma lo vedevo di sbieco scrivere su Whatsapp a un contatto registrato come “Amore”. Mi sono poi messa ad osservare gli altri passeggeri, gioco che faccio molto spesso soprattutto nel week end. Il sabato e la domenica la metro è piena di gente, ed è proprio vero che si sentono parlare più lingue straniere che italiano.

Ad attirare la mia attenzione, due cinesi che parlavano a voce un po’ troppo alta, in piedi vicino alle porte – nel frattempo, la metro si era riempita. Di fronte a me, le due signore russe (che poi avrebbero potuto essere di qualsiasi altro posto, ma il turismo russo è ormai un fenomeno piuttosto radicato in Italia) continuavano a consultarsi sull’itinerario da seguire. Alla mia destra, alcuni uomini di colore parlavano in una lingua probabilmente africana, e sembravano sereni, giocosi. La metro a Milano il week end è rilassata.

La gente esce, vuole vedere come va il mondo, e si incontro in una città che ha davvero un aspetto e un’anima nuovi. Da un lato, i grattacieli di Garibaldi hanno davvero cambiato il volto a una parte di Milano, in vista dell’Expo 2015. Il logo dell’Unicredit sventola da Corso Garibaldi a Corso Como, fino ad arrivare al nuovo edificio realizzato quasi a ricordarci che sono le banche a fare – tra le altre cose – il bello e il cattivo tempo. Dall’altro, il numero di stranieri è in continuo aumento, i dati parlano chiaro: cira 261.500 un anno fa, contro i 217.000 del 2010. Una forza-lavoro dicono alcuni, che per l’Italia è ormai irrinunciabile. Una “classe” di individui che portano degrado e arretratezza culturale, dicono altri.

Persone, dico io, che hanno deciso di spostarsi come stiamo cominciando di nuovo a fare noi, per cercare un futuro migliore, sperando di trovare un posto dove poter costruire, finalmente, una casa anche per noi. Siamo arrivati, Milano Cadorna, che bolgia! Ed è soltanto sabato…

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