La strada di casa – The way home

La strada di casa mi ha sempre terrorizzato. No, non è vero. Però mi ha sempre terrorizzata. è buia di solito, specialmente in inverno. E non c’è nessuno. O meglio ci sono tutti, ma sono tutti di fretta e devono andare “Devo andare, ciao”. Ma che cazzata ma dove devi andare?

Se vai, specialmente da un posto a un altro, e usi la metro o un mezzo o cmq un posto in cui è pieno di gente che va e che magari vorrebbe anche parlare con qualcuno, o per lo meno fottere. E lo capisci perché tutti ti guardano, con quello sguardo incazzato o forse perso nei pensieri o forse da “Mi piacerebbe conoscerti ma sei solo una persona che ho incontrato per strada e poi in fondo non ho neanche tutto ‘sto tempo”.

E poi, non riesco a capire tutta questa fretta di intraprendere il percorso da un punto a un altro. Voglio dire, il punto almeno per me non è a che ora arriverò a casa, né quanto sarà lungo il viaggio, ma come sarà. E che sia dal centro alla periferia, da una città a un’altra, dal salone alla cucina… Beh, è una situazione angosciante, ti fa percepire quato siamo limitati e improvvisamente ti rendi conto che per attraversare la Lombardia ci vuole tanto quanto prendere l’aereo e andare a Copenhagen. Voglio dire, sono cose che non hanno senso. Anche il prezzo del biglietto è di meno a volte.

E poi, e poi questa traslazione da un posto a un altro, di nuovo. Tutto quello che c’è nel mezzo, cos’è? Cosa attraverso? Butto il mio tempo? Mi sono stufata di usare tutti quei trucchetti di poeta e guarda le persone e immagina le loro vite e osserva l’estetica dei luoghi o da pseudo-scienziato e guarda il treno come sono i binari senti l’aria si sente l’umidità nel naso guarda la velocità nel tunnel della metro. Insomma… è solo un lento, straziante, angosciante morire nel tempo. Non puoi fare niente, è il prezzo del teletrasporto, tu sei lì e finché non arrivi sei come annullato, in sospeso, tutti infatti accendono il cellulare, ascoltano la musica, giocano col palmare.

Insomma semplicemente, non capisco come la gente possa avere fretta di attraversare tutto ciò. O com’è possibile che ancora non si siano sviluppate tecniche di socializzazione molto più elevate in questi anni, nell’epoca del villaggio globale, nella società del social network.

Insomma ignori chi ti sta seduto di fianco nella metro e poi passi la sera a collegarti e chattare con i tuoi amici o parlare al telefono e poi alla fine di fatto non sei mai con nessuno.

One thought on “La strada di casa – The way home

  1. I viaggi che mi sono goduto di più sono quelli nei quali sapevo dove andare, e non vedevo l’ora di arrivarci. O tornavo da una bella esperienza. In questo caso anche il viaggio è stato un’esperienza, e le persone che ho conosciuto sono rimaste in qualche modo nella mia vita…
    Se non sai dove vai, se non sai perché ci vai, anche il viaggio sarà vuoto.

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