Mio figlio è un Tamagochi

Ho fatto un figlio. E’ nato da qualche mese o da qualche mese ancora manca.

Insomma, era piccolino, niente che si potrebbe biasimare. Mio figlio l’ho fatto con un ragazzo con cui sto insieme da un po’ di anni, uno che mi dà un po’ di sicurezze, ma non troppe. Lo sapete, con la precarietà e tutto… non si può pretendere.

Allora mio figlio è venuto fuori che era un Tamagochi. Ho sempre voluto un Tamagochi, fin da bambina. Soprattutto da bambina – mia mamma non me lo voleva comprare. Per fortuna che c’era il mio amico Giò che me lo prestava. Anzi no, me lo imprestava come diceva la mia maestra, me lo impresti il Tamagochi? era così.

Dunque, mio figlio è venuto fuori Tamagochi, e direi che coi tempi che corrono, è l’ideale. Una cosa che non devi curare più di tanto, e che comunque ti puoi portare sempre dietro, facendo altro. Fa la cacchina e la butti via, gli dai da mangiare e se è troppo che non lo curi si mette a suonare. Cosa vuoi di più?

Mio figlio è nato Tamagochi… E’ piccolo, è sempre umano, tipo Pollicino e lo tengo seduto in una scatolina che porto sempre con me. Quando ero piccola nello scatolino c’avevo l’amico immaginario o la mollettina passettina che ci mettevo le dita e camminava, e mi aiutavano. Ora invece c’ho mio figlio che gli dico: “Guarda, guarda e impara che bel mondo di merda, figliolo!”

Per fortuna è in uno scatolino e non capisce più di tanto, ma io almeno mi sfogo con lui e gli insegno a non avere certezze a diffidare degli esseri umani a scappare giorno dopo giorno e…

Mio dio, ma questo è un racconto diseducativo!

Fine.

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