Nedjma

Mi è recentemente capitato fra le mani un libro, La mandorla, lo sfogo di una donna del Maghreb (in arte Nedjma) che parla della propria esperienza di vita e di amore a Tangeri.

Mi sono sempre chiesta, osservando gli immigrati che arrivavano sempre più numerosi dall’Africa settentrionale, cosa si lasciassero alle spalle e in particolare cosa si nascondesse sotto il velo delle loro donne. La storia di Nedjma è una finestra su uno degli aspetti più intimi della cultura araba e le sue parole suonano ancora più significative all’indomani dei “virginity test” propinati dai miltari alle manifestanti egiziane. La strada da fare per il riconoscimento di pari dignità fra i sessi è purtroppo ancora tanta, e non ci resta che essere solidali con le sue parole.

Copertina

Solo la letteratura possiede l’efficacia di un’«arma fatale». Ne ho quindi fatto uso. Libera, brutale ed esultante. Con l’ambizione di ridare alle donne del mio popolo quella voce che è stata confiscata da padri, fratelli, mariti. Un omaggio all’antica civiltà araba, in cui il desiderio si manifestava persino nell’architettura, in cui l’amore era esente da peccato, in cui godere e procurare godimento era un dovere del credente.
Alzo queste parole, come si alza un bicchiere, alla salute delle donne arabe, per le quali riconquistare la parola confiscata sui loro corpi significa essere a metà strada dal percorso risanatore dei propri uomini.

[Nedjma, La mandorla, Mondolibri 2005]

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